Home»IN EVIDENZA»L’IBRIDAZIONE DI TV E WEB TRA CONTENUTI CROSSMEDIALI, LIVE E TALENT DIGITALI. INTERVISTA A NICCOLÒ VECCHIOTTI

L’IBRIDAZIONE DI TV E WEB TRA CONTENUTI CROSSMEDIALI, LIVE E TALENT DIGITALI. INTERVISTA A NICCOLÒ VECCHIOTTI

0
Shares
Pinterest Google+

Da qualche anno è iniziato un processo di ibridazione di TV e web che, se all’inizio era rimasto sottotraccia, sta diventando sempre più evidente. Le audience hanno ormai adottato una pratica di consumo espanso e in risposta a questo le televisioni stanno iniziando ad adottare strategie transmediali che stanno gradualmente portando al superamento dei confini tra prodotti TV-based e web-based.

Per quanto ancora agli albori l’uso di contenuti espansi e l’integrazione di linguaggi e volti tipici del web in televisione promette di essere una tendenza in crescita destinata a consolidarsi. Delle opportunità che offre alla televisione, ai brand, ma anche al web ne abbiamo parlato con Niccolò Vecchiotti, CEO di Newco Management, impresa che dal 2013 offre un supporto manageriale ai talenti web nativi e idea, produce e promuove campagne di branded entertainment.

Niccolò Vecchiotti sarà uno dei relatori al convegnoTV intorno. Tecnologie, setting, rituali e bisogni per un’esperienza di consumo espansa” che si terrà al MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo – il 16 maggio 2017.

 

La televisione e il web non sono compartimenti stagni e si sta infatti già assistendo alla nascita di contenuti estesi in grado di svilupparsi da una all’altra piattaforma. Ad oggi quali pensi siano le potenzialità e i vantaggi dell’uso di questi contenuti da parte di un brand o di un programma televisivo?
Non ci sono ancora esecuzioni eccellenti, nel senso che ancora siamo all’inizio dell’ibridazione tra i due media per motivi abbastanza semplici: i contenuti che fino ad oggi hanno fatto da padrone nel mondo digitale sono contenuti che hanno un minutaggio molto breve, un ritmo molto serrato e richiedono un’attenzione dell’utente molto alta, mentre in televisione il formato più breve che esiste è sui 22/24 minuti. Quindi in realtà di contenuti che hanno vissuto su più piattaforme ce ne sono stati ancora pochi.

È però uno scenario destinato a cambiare rapidamente: da una parte la televisione inizierà a essere sempre meno di flusso e più on demand (facendo quindi crescere la domanda di contenuti di minutaggio diverso), e dall’altra parte si moltiplicheranno i contenuti “paratelevisivi” offerti nativamente sul digitale (si pensi alle live di Facebook, Instagram e YouTube o ai tanti show annunciati nei giorni scorsi sempre da YouTube e Facebook) già adatti ad essere trasmessi da piattaforme tradizionali.

Ad oggi, invece, le esecuzioni più tangibili di progetti multicanale vedono il web come piattaforma  puramente promozionale, con un utilizzo assimilabile a quello degli altri media, oppure, peculiarità soltanto del web, come second screen per alimentare le conversazioni parallele al format televisivo, aumentare la fidelizzazione degli utenti, generare hype e intrattenere quel pubblico disattento di cui si parlava prima.

Una migliore e più compiuta multicanalità può rappresentare una grande opportunità anche per i brand: da una parte, i broadcaster, con il comprimersi dell’utenza che usufruisce della televisione di flusso, hanno un fabbisogno economico superiore al passato e quindi maggiore interesse al coinvolgimento di brand terzi; e nel contempo le estensioni digitali aumentano i campi d’azione concesse al brand stesso. Se prima uno sponsor di un qualsiasi programma televisivo poteva contare soltanto sugli spazi all’interno del programma, con ovvi limiti di tempo e visibilità, oggi sul digital ha un perimetro d’azione molto più ampio. Sul web il brand può dare tranquillamente vita a degli spin off del format televisivo, sinergici al programma ma con una vita propria e dove, quindi, si possono avere spazi adeguati per fare storytelling e raccontare i propri valori con una profondità totalmente diversa da quella consentita dalla televisione di flusso.

La collaborazione tra TV e web non si manifesta soltanto con i contenuti estesi, ma anche nel passaggio dal web alla TV di volti, come ad esempio Frank Matano. Quali credi siano i vantaggi di questa ibridazione per la TV e quale impatto ha invece sul web?
Non ci sono molte esecuzioni brillanti fino ad oggi. Frank è quasi una mosca bianca. La mancanza di casi è dovuta un po’ a quello di cui parlavamo prima: i leader del digitale sono leader in uno sport che in televisione non esiste, e quelli in grado di performare in modo eccellente in entrambe le discipiline sono giustamente pochi. Per incrementare i casi di successo è necessario creare spazi e contesto adeguati, che fino ad oggi, evidentemente, non è stato possibile creare. Servirà tempo per poter mettere a fuoco un’esecuzione efficace, anche considerando che parliamo di talenti abituati ad essere editori di sé stessi, e non ospiti di un editore terzo.  E questa è un’altra grande differenza: a casa tua – nel tuo canale YouTube, su Instagram, sulla tua pagina Facebook – la linea editoriale la decidi tu, mentre in televisione, essendo a casa di terzi devi adeguarti ad un diverso spartito, e a volte la performance ne risente.

Ma è un processo su cui lavorare, importante sia per i Talent che per le emittenti. Il web è oggi la più grande piattaforma per fare scouting artistico. È tipicamente il digital a cullarli, e se prima li potevi intercettare in un villaggio turistico, o in piccoli locali, ora li trovi nelle piazze virtuali, ed è li’ che devi fare talent scouting per innovare. A maggior ragione se sono profili abituati a comunicare con quel pubblico giovane e giovanissimo che oggi dalla TV tende crescentemente a mancare. Ma anche per i Talent è rilevante, perché , che siano comici, giornalisti, o registi, riuscire a esprimere le proprie capacità su più piattaforme possibili fa parte della loro missione, sia per percorso artistico, sia per i ritorni economici, che sul digitale oggi vengono garantiti solo dalle collaborazioni con i brand.

Il live, uno dei format tipici della TV, che da sempre è stato un linguaggio forte nel panorama televisivo, è stato ormai completamente adottato dai social media. Cosa ne pensi di questa nuova forma di intrattenimento che sono i live sui social media? Come credi si svilupperà in futuro? E quali pensi siano gli aspetti che ha in comune e quelli con cui differisce rispetto ai live televisivi?
Siamo ancora all’inizio, agli albori, quindi il medium è ancora molto acerbo e il suo utilizzo lo è ancora di più. Sono acerbi anche i numeri perché le live fatte in Italia hanno poche migliaia di utenti connessi. Mentre un video di Frank Matano oggi fa gli ascolti di un programma in prime time della TV generalista, una live sui social registra numeri da piccola emittente locale. Gli investimenti, però, sono in quella direzione, e i numeri cresceranno in modo esponenziale. E partendo dal presupposto che la nuova televisione ha la forma di un telefonino ed è nella tasca delle persone, è fisiologico che anche l’offerta di intrattenimento vada completata, e i contenuti Live ne devono far parte.

Allo stesso modo, è ancora acerba anche la qualità dell’offerta perché oggi la maggior parte delle esecuzioni sono delle lunghe video-chat, mentre invece lo strumento si presta a trasmettere qualsiasi formato: talk show, spettacoli comici di improvvisazione live, gameshow. Servirà tempo, ma domanda e offerta cresceranno e anche le live diventeranno un fenomeno di massa.

Ed è anche un’opportunità per i giovani, perché apre il campo a profili con skills e competenze diverse da chi ha performato sul digital fino ad oggi. Senza considerare che, come già detto, si tratta di un contenuto nativamente “paratelevisivo”, e quindi se si è in grado di inventare un format che funziona bene sulle live di Facebook, significa avere in mano qualcosa che tendenzialmente può essere distribuito su tutte le piattaforme, comprese quelle più tradizionali, con costi nettamente inferiori ai prodotti fiction.

Niccolò Vecchiotti

Niccolò Vecchiotti, classe ’76, laurea in Strategia presso la Bocconi di Milano, prima come manager e poi come imprenditore e business consultant, ha maturato in oltre 15 anni di esperienza professionale competenze uniche nel mondo delle start up, tipicamente connesse ai new media e alla distribuzione di contenuti di intrattenimento. Nel 2013, assieme a Francesco Facchinetti, fonda Newco Management, agenzia di management per talenti web nativi, culla di personaggi come Frank Matano, Tess Masazza, Selvaggia Lucarelli, iPantellas e Francesco Sole, che la società assiste in ogni attività: definizione del percorso artistico, produzione dei contenuti, gestione delle iniziative commerciali, performance live. Forte di un roster unico in Italia, i contenuti prodotti nel 2016 hanno generato, considerando solo le piattaforme digitali, oltre 2 miliardi di visualizzazioni.

 

Previous post

LE METRICHE DELLA SOCIAL TV: TERMOMETRI DEL SENTIMENT E DELL'ENGAGEMENT. INTERVISTA A STEFANO RUSSO

Next post

BRANDED CONTENT: SOFIDEL E NATIONAL GEOGRAPHIC RACCONTANO L'ECOSTENIBILITÀ. INTERVISTA A SUSANNA BELLANDI